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CESARE FOSSATI - LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012
Il referendum sulla caccia in Piemonte si terrà entro giugno. Ci sono volute tre sentenze (per ora). Interminabile conquista di civiltà.
diritti   giurisprudenza
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Un ente pubblico ed istituzionale come la Regione Piemonte può permettersi di non applicare una sentenza di una  Corte d'Appello della Repubblica Italiana.
Parrebbe di si a giudicare dalla vicenda oggetto d'esame.
Con sentenza n. 1896 del 17 dicembre 2010 la Corte d'Appello di Torino respingeva l'impugnazione (!) promossa dalla Regione Piemonte e confermava la sentenza del Tribunale di Torino n. 6156 del 2008 che aveva dichiarato: "la sussistenza e l'attualità del diritto soggettivo pubblico alla prosecuzione del processo referendario promosso con la richiesta di referendum abrogativo depositata il 13 aprile 1987" (!).
Peccato che, contro ogni evidenza ed obbligo legale, la Regione Piemonte si arroghi la facoltà di non eseguire l'ordine vincolante di un organo giudiziario.
Si è così reso necessario adire il competente Tribunale Amministrativo Regionale per sanzionare la reticenza dell'organo istituzionale ed ordinare alla Regione di dare esecuzione alla sentenza della Corte d'Appello, con l'adozione da parte del Presidente della Giunta del decreto di fissazione della data di svolgimento del referendum da tenersi entro giugno e la nomina sin d'ora, per il caso di persistente inottemperanza, di un commissario ad acta nel Prefetto della Provincia di Torino.
Lungo e difficile il cammino degli ambientalisti.


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