BARBARA GIROTTO - VENERDÌ 11 OTTOBRE 2013
La protezione delle colonie feline
animali in condominio   giurisprudenza
 ambito giuridico
Le colonie feline possono convivere negli spazi comuni non alterando la destinazione del cortile condominiale.
La sentenza in questione ha affrontato, per la prima volta, il problema della tutela e della  disciplina del rapporto di convivenza fra uomo e animale, soprattutto, in condominio. L'evoluzione di tale decisione, è derivata inizialmente, dalla legge quadro n. 281 del 14 Agosto 1991 in materia di animali, di affezione e prevenzione del randagismo che ha riconosciuto legislativamente le colonie feline. Successivamemte, vi è stata la L.R. Lazio 34 del 21 Ottobre 1997 che stabilisce all'art. 11 comma 3 che le associazioni di volontariato animalista e per la protezione degli animali, possono, in accordo con le aziende ASL, avere la gestione delle colonie feline che vivono in stato di libertà, curandone la salute e le condizioni di sopravvivenza.
La legge 281 stabilisce, inoltre, e considera i gatti randagi come esseri viventi titolari di diritti quali "la vita" e "la cura". La soppressione è prevista soltanto se gravemente malati o incurabili derivando pericolo per la salute pubblica.
Il tribunale di Milano applicando i principi di cui alla sentenza n. 5753 del 2007 della Cass. Civile, ha emesso pronuncia n. 23693 del 30 Settembre 2009 con la quale ha previsto l'utilizzo di piccole costruzioni all'interno delle parti comuni di un condominio è soggetto alle norme sulla comunione in generale, art. 1102 c.c. in base alla quale, ciascun partecipante alla comunione può servirsi della cosa comune sempre che non ne alteri la destinazione e non ne impedisca il pari uso agli altri.
Il tribunale di Milano, quindi, non ha ritenuto che l'occupazione da parte di due condomini, di uno spazio comune mediante installazione di piccole costruzioni per gatti del tutto temporanei, non configura abuso.
In base poi, alla L.R. Lazio 34 del 21 Ottobre 1997, riconoscono al gatto il diritto al territorio, per cui, il divieto di spostamento dei soggetti dal loro habitat, pertanto la permanenza dei gatti nelle aree condominiali è da considerarsi assolutamente legittima, alla stregua della presenza degli uccelli sugli alberi.
Il maltrattamento è perseguito penalmente con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o la multa da 3 mila a 15 mila euro.
L'uccisione è punita con la reclusione da 3 a 18 mesi. E' vietato allontanare gli animali da dove trovano abitualmente rifugio.

BARBARA GIROTTO - GIOVEDÌ 3 OTTOBRE 2013
Nuova legge a favore degli animali domestici in condominio
animali in condominio   legislazione
 ambito giuridico



Il 18 giugno 2013 è entrata in vigore la legge che ha apportato modifiche alla regolamentazione dei condomini,  in particolare, l'art. 16 della legge 220/12 ha integrato l'art. 1138 del Codice Civile, che attualmente così recita " Le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia".
Si tratta di una norma che è rivolta verso tutti gli animali domestici. Questa novità legislativa è di notevole importanza, poichè influisce disincentivandol'eventuale abbandono di animali che si concretizzava antecedentemente alla modifica predetta, con il persistere del divieto di detenere animali domestici in condominio.


CESARE FOSSATI - VENERDÌ 31 MAGGIO 2013
Il sentimento per gli animali ha protezione costituzionale. Il soggetto beneficiario di misura di protezione ha diritto al proprio animale da compagnia
animali domestici e di affezione   giurisprudenza
 ambito giuridico

Amministrazione di sostegno – Diritto della persona beneficiaria all’animale da compagnia – Sussiste – Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, ratificata in Italia con Legge 4 novembre 2010, n. 201.


Trib. Varese, Ufficio Vol. Giur. , decreto 7 dicembre 2011.


Nell’attuale ordinamento – anche in conseguenza dalla entrata in vigore della Legge 4 novembre 2010, n. 201, di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987 - il sentimento per gli animali ha protezione costituzionale e riconoscimento europeo cosicché deve essere riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo all’animale da compagnia;

diritto che, quindi, va riconosciuto anche in capo all’anziano soggetto vulnerabile dove, ad esempio, tale soggetto esprima, fortemente, la voglia e il desiderio di continuare a poter frequentare il proprio cane. In ipotesi del genere, tra i compiti delegati all’amministratore di sostegno, può esservi anche quello di valersi di un ausiliario per consentire che avvengano regolari incontri tra la persona beneficiaria e il suo animale da compagnia.

Nel caso di specie, la beneficiaria, rimasta sola e senza parenti, ricoverata in struttura per anziani che non ammetteva animali, aveva accettato l’amministrazione di sostegno ma richiesto, con capacità di intendere e volere, di poter continuare a vedere il suo cane, con cui aveva vissuto ed a cui era legata da anni.

BARBARA GIROTTO - LUNEDÌ 18 GIUGNO 2012
Cavalli e redditometro. Sentenza della Commissione Tributaria di Asti.
cavalli   giurisprudenza
 ambito giuridico



La sentenza n 6/2/12 del 31/01/2012 della Commissione Tributaria di Asti ha stabilito che il possesso di cavalli non è indice di per sè di maggiore capacità di reddito. La Commissione precisa la necessità di indagare circa la funzione degli equini posseduti.
Più precisamente, è stata constatata la reale e sostanziale differenza tra attività di mantenimento di cavalli detenuti al fine di esercitare competizioni sportive e cavalli utilizzati da compagnia o da passeggiata; le due attività predette comportano costi notevolmente differenti.
Dall'esame del provvedimento emerge come i cavalli da "equitazione" siano individuati in quegli equini di valore, onerosi nel mantenimento, nel trasporto e, soprattutto nell'addestramento e nell'acquisto. 
Non potranno pertanto essere considerati alla stessa stregua i cavalli da passeggiata o tenuti semplicemente per ragioni di affezione.
In conclusione, la sentenza della Commissione Tributaria di Asti ha stabilito che i coefficienti ministeriali alla base del redditometro fanno riferimento ai soli "cavalli da equitazione".

CESARE FOSSATI - LUNEDÌ 13 FEBBRAIO 2012
Il referendum sulla caccia in Piemonte si terrà entro giugno. Ci sono volute tre sentenze (per ora). Interminabile conquista di civiltà.
diritti   giurisprudenza

 ambito giuridico
Un ente pubblico ed istituzionale come la Regione Piemonte può permettersi di non applicare una sentenza di una  Corte d'Appello della Repubblica Italiana.
Parrebbe di si a giudicare dalla vicenda oggetto d'esame.
Con sentenza n. 1896 del 17 dicembre 2010 la Corte d'Appello di Torino respingeva l'impugnazione (!) promossa dalla Regione Piemonte e confermava la sentenza del Tribunale di Torino n. 6156 del 2008 che aveva dichiarato: "la sussistenza e l'attualità del diritto soggettivo pubblico alla prosecuzione del processo referendario promosso con la richiesta di referendum abrogativo depositata il 13 aprile 1987" (!).
Peccato che, contro ogni evidenza ed obbligo legale, la Regione Piemonte si arroghi la facoltà di non eseguire l'ordine vincolante di un organo giudiziario.
Si è così reso necessario adire il competente Tribunale Amministrativo Regionale per sanzionare la reticenza dell'organo istituzionale ed ordinare alla Regione di dare esecuzione alla sentenza della Corte d'Appello, con l'adozione da parte del Presidente della Giunta del decreto di fissazione della data di svolgimento del referendum da tenersi entro giugno e la nomina sin d'ora, per il caso di persistente inottemperanza, di un commissario ad acta nel Prefetto della Provincia di Torino.
Lungo e difficile il cammino degli ambientalisti.


temi trattati

DICHIARAZIONE UNIVERSALE
DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI


home | mission | professionisti | contatti
  utente   password    
AREA RISERVATA      
Centro Studi Giuridici De Iure Condendo
codice fiscale: 92031490060