BARBARA GIROTTO - LUNEDÌ 27 APRILE 2015
Test sugli animali
maltrattamento   legislazione
 ambito giuridico



Questo articolo intende portare all'attenzione dei lettori la grande sofferenza che viene riservata agli animali e gli ingenti danni all'ambienti a seguito dei test su prodotti, chimici, farmaceutici, alcool, cosmetici ecc.
I test vengono eseguiti forzando l'animale ad ingerire o respirare la sostanza fino all'avvelenamento e alla morte, oppure somministrando il prodotto direttamente negli occhi o sulla cute. Tutto ciò provoca una morte orribile a milioni di animali di tutte le specie.
Questi sono solo alcuni drammatici esempi di quel che accade nei laboratori, senza alcun fondamento scientifico e senza alcuna considerazione per la vita e la sofferenza di esseri senzienti, vittime di sperimentazioni che vengono incredibilmente autorizzate nonostante le evidenti impossibilità di ottenere dati applicabili all’uomo, che si differenzia da ogni altro animale per genetica, anatomia, fisiologia, contesto socio-psicologico e condizionamento ambientale.
Dal marzo 2013 i test cosmetici e la vendita di prodotti cosmetici e per l'igiene personale testati su animali sono vietati in Europa. Dal 2013 pertanto qualunque cosmetico in Europa dovrebbe essere cruelty free. Ci sono aziende italiane che hanno deciso di non testare prodotti finiti e neppure gli ingredienti che li compongono, utilizzando solo componenti in commercio da lungo tempo, facenti parte di una lista dichiarata sicura già nel 1976 e quindi non più soggetta a sperimentazione, questa lista viene denominata "Positive List".
Nell'ultimo secolo l'aumento dei prodotti chimici è stato esponenziale, sostanze mai usate prima sono entrate nell'ambiente provocando danni irreparabili. Sono stati danneggiati gli habitat e messi a rischio numerose specie vegetali ed animali, ora estinti o in via di estinzione.
E' tuttavia necessario non farci ingannare dalle etichette:
- prodotto finito non testato su animali: gli ingredienti con cui è composto il prodotto possono esser stati testati su animali;
- prodotto non testato su animali: non c'è alcuna informazione precisa, il prodotto che è l'insieme di vari componenti, se di nuova formulazione sono stati testati;
- testato clinicamente: significa che il prodotto è stato testato su volontari umani, ma potrebbe esser stato testato su animali, o potrebbero esserli i componenti utilizzati;
- testato dermatologicamente: il prodotto o gli ingredienti sono stati testati sulla pelle, ma senza indicazione precisa se di uomini o animali.
Ci sono ditte, indicate nelle liste positive, che non testano il prodotto finito, non commissionano test su prodotto finito ed ingredienti e non usano ingredienti usati dai produttori.
Esistono degli elenchi di prodotti cruelty free cui bisognerebbe dare l'esclusiva negli acquisti. Dipende dalle nostre scelte quotidiane voler far parte di un cambiamento a favore dell'ambiente e degli animali.
Si consiglia di fare riferimento alle predette liste, poiché le aziende non potranno testare su animali gli ingredienti in tutto il territorio Comunitario, ma potranno farlo all’estero vendendo tali prodotti in Paesi extra-UE (ad es. la Cina), inoltre, alcune materie non vengono realizzate unicamente per l’ambito cosmetico ma possono sovrapporsi a quello chimico e quello farmaceutico.

CESARE FOSSATI - MERCOLEDÌ 25 FEBBRAIO 2015
La responsabilità per danno provocato da animale è oggettiva. Tribunale di Latina, 10 ottobre 2014.
responsabilità civile   giurisprudenza

 ambito giuridico



Il proprietario o il soggetto che abbia utilizzato l'animale rispondono per il solo nesso di causalità fra l'azione dell'animale e l'evento dannoso del quale è chiamato a rispondere.
La pronuncia del Tribunale di Latina si fa apprezzare per la ricostruzione sistematica del danno provocato da animale.
Nel caso di specie si trattava di incidente occorso durante una passeggiata a cavallo, nel corso della quale uno dei cavalli, affiancatosi ad un altro nonostante la strada fosse stretta, aveva provocato la rovinosa caduta di quest'ultimo, unitamente al suo cavaliere, in una scarpata per oltre dieci metri.
La responsabilità speciale prevista dall'art. 2052 c.c. può essere esclusa solo se il responsabile provi il caso fortuito.
Trattasi di responsabilità che si fonda sul mero rapporto di uso dell'animale e solo lo stato di fatto, e non l'obbligo di vigilanza, può assumere rilievo nella fattispecie. 

BARBARA GIROTTO - LUNEDÌ 2 FEBBRAIO 2015
Sentenza di condanna per Green Hill
responsabilità penale   giurisprudenza
 ambito giuridico



Il 23 gennaio scorso è intervenuta l'importante sentenza emessa dal Tribunale di Brescia, che ha condannato l'allevamento Green Hill per i reati di maltrattamento e di uccisione di animali, ai sensi degli artt. 544bis e 544 ter del codice penale. Il veterinario dell'allevamento ed il co-gestore sono stati condannati ad un anno e sei mesi di reclusione, mentre il direttore dell'allevamento ad un anno, oltre il risarcimento delle spese. Per tutti i condannati è prevista l'ulteriore sospensione dall'attività per due anni.
La sentenza ha altresì disposto la confisca dei cani.
Si tratta di una decisione memorabile che finalmente pone fine a tutte le sofferenze inflitte ai cani allevati solo per fini sperimentali, ponendo in rilievo i principi della legalità e del benessere animale anche nei settori come la sperimentazione.
In ogni caso, Green Hill non potrà più riaprire a seguito del decreto legislativo 26/14, in vigore dal 29/3/14, che vieta espressamente l'allevamento di cani, gatti e primati destinati ad esperimenti.
Il periodo compreso il 2008 e il 2012 ha visto la morte di ben 6023  cani, imputabile a  mancanza di cure idonee, mentre secondo il veterinario Moriconi, consulente del PM, almeno 40 cani, (dell'esito della  documentazione agli atti), sono stati uccisi senza reale necessità.

BARBARA GIROTTO - VENERDÌ 11 OTTOBRE 2013
La protezione delle colonie feline
animali in condominio   giurisprudenza
 ambito giuridico
Le colonie feline possono convivere negli spazi comuni non alterando la destinazione del cortile condominiale.
La sentenza in questione ha affrontato, per la prima volta, il problema della tutela e della  disciplina del rapporto di convivenza fra uomo e animale, soprattutto, in condominio. L'evoluzione di tale decisione, è derivata inizialmente, dalla legge quadro n. 281 del 14 Agosto 1991 in materia di animali, di affezione e prevenzione del randagismo che ha riconosciuto legislativamente le colonie feline. Successivamemte, vi è stata la L.R. Lazio 34 del 21 Ottobre 1997 che stabilisce all'art. 11 comma 3 che le associazioni di volontariato animalista e per la protezione degli animali, possono, in accordo con le aziende ASL, avere la gestione delle colonie feline che vivono in stato di libertà, curandone la salute e le condizioni di sopravvivenza.
La legge 281 stabilisce, inoltre, e considera i gatti randagi come esseri viventi titolari di diritti quali "la vita" e "la cura". La soppressione è prevista soltanto se gravemente malati o incurabili derivando pericolo per la salute pubblica.
Il tribunale di Milano applicando i principi di cui alla sentenza n. 5753 del 2007 della Cass. Civile, ha emesso pronuncia n. 23693 del 30 Settembre 2009 con la quale ha previsto l'utilizzo di piccole costruzioni all'interno delle parti comuni di un condominio è soggetto alle norme sulla comunione in generale, art. 1102 c.c. in base alla quale, ciascun partecipante alla comunione può servirsi della cosa comune sempre che non ne alteri la destinazione e non ne impedisca il pari uso agli altri.
Il tribunale di Milano, quindi, non ha ritenuto che l'occupazione da parte di due condomini, di uno spazio comune mediante installazione di piccole costruzioni per gatti del tutto temporanei, non configura abuso.
In base poi, alla L.R. Lazio 34 del 21 Ottobre 1997, riconoscono al gatto il diritto al territorio, per cui, il divieto di spostamento dei soggetti dal loro habitat, pertanto la permanenza dei gatti nelle aree condominiali è da considerarsi assolutamente legittima, alla stregua della presenza degli uccelli sugli alberi.
Il maltrattamento è perseguito penalmente con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o la multa da 3 mila a 15 mila euro.
L'uccisione è punita con la reclusione da 3 a 18 mesi. E' vietato allontanare gli animali da dove trovano abitualmente rifugio.

BARBARA GIROTTO - GIOVEDÌ 3 OTTOBRE 2013
Nuova legge a favore degli animali domestici in condominio
animali in condominio   legislazione
 ambito giuridico



Il 18 giugno 2013 è entrata in vigore la legge che ha apportato modifiche alla regolamentazione dei condomini,  in particolare, l'art. 16 della legge 220/12 ha integrato l'art. 1138 del Codice Civile, che attualmente così recita " Le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia".
Si tratta di una norma che è rivolta verso tutti gli animali domestici. Questa novità legislativa è di notevole importanza, poichè influisce disincentivandol'eventuale abbandono di animali che si concretizzava antecedentemente alla modifica predetta, con il persistere del divieto di detenere animali domestici in condominio.



temi trattati

DICHIARAZIONE UNIVERSALE
DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI


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